
Un nuovo studio rivoluzionario dimostra che colpire specifiche proteine epigenetiche potrebbe disattivare in modo permanente i geni del cancro, aprendo la strada a terapie oncologiche più brevi e con meno effetti collaterali.
Ricercatori della Monash University, in collaborazione con la Harvard University, hanno identificato un metodo innovativo per spegnere definitivamente i geni che permettono ai tumori di sopravvivere e proliferare. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Cell Biology.
Terapia epigenetica: una nuova frontiera contro il cancro
La ricerca si concentra sulla terapia epigenetica, un approccio avanzato che non modifica il DNA in sé, ma interviene sul modo in cui i geni vengono attivati o disattivati.
L’epigenetica può essere paragonata a un sistema di “istruzioni operative” della cellula, che stabilisce quando un gene deve essere espresso e quando deve rimanere inattivo. Nel cancro, queste istruzioni vengono alterate, portando all’attivazione continua di programmi di crescita tumorale.
Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle forme aggressive di leucemia acuta, dove un’alterazione genetica prende il controllo dei meccanismi cellulari, mantenendo costantemente attivi i geni che alimentano la malattia.
Un nuovo stile di trattamento: più breve ed efficace
Il team guidato dal ricercatore Omer Gilan della Scuola di Medicina Traslazionale della Monash University ha individuato un meccanismo chiave: bloccare le proteine epigenetiche Menin o DOT1L può spegnere in modo permanente i geni cancerogeni nelle cellule leucemiche.
Questa scoperta potrebbe rivoluzionare le attuali terapie oncologiche, spesso lunghe e associate a effetti collaterali importanti. Se confermata negli studi clinici, questa strategia potrebbe offrire:
- Trattamenti di durata ridotta
- Migliore tollerabilità per i pazienti
- Minori effetti collaterali
- Maggiore possibilità di combinazione con altre terapie innovative
“Abbiamo identificato un nuovo modo per sfruttare le vulnerabilità del cancro”, ha dichiarato il Dr. Gilan. “L’aspetto più entusiasmante è che i medici potrebbero utilizzare queste scoperte per migliorare la risposta ai trattamenti e ridurre gli effetti collaterali per i pazienti.”
Il ruolo chiave della proteina DOT1L e della memoria cellulare
Daniel Neville, dottorando alla Monash University e primo autore dello studio, ha spiegato che il progresso si basa sul concetto di “memoria cellulare” legato alla proteina DOT1L.
I farmaci che mirano alla proteina Menin riescono a cancellare questa memoria cellulare, continuando a eliminare le cellule tumorali anche dopo la sospensione della terapia. In pratica, l’effetto terapeutico persiste nel tempo, riducendo la necessità di trattamenti prolungati.
Riducendo la durata della terapia, i pazienti potrebbero tollerare dosaggi più elevati o diventare idonei ad ulteriori trattamenti complementari.
Prossimo passo: la sperimentazione clinica
La scoperta sarà ora testata in uno studio clinico guidato dalla Monash University in collaborazione con l’ospedale The Alfred in Australia. Se i risultati confermeranno efficacia e sicurezza, potremmo assistere a un cambiamento significativo nel trattamento della leucemia acuta e, potenzialmente, di altri tipi di tumore.
Conclusione
Questa ricerca rappresenta un passo fondamentale nell’oncologia moderna. Colpire proteine epigenetiche come Menin e DOT1L potrebbe trasformare radicalmente l’approccio terapeutico al cancro, passando da cure lunghe e aggressive a trattamenti più mirati, brevi e meglio tollerati.
Il futuro delle terapie anticancro potrebbe non solo migliorare i tassi di sopravvivenza, ma anche garantire una qualità della vita significativamente superiore per milioni di pazienti nel mondo.




